Dinosauro – II parte

Finchè un bel giorno di inizio primavera, mentre due gattini si erano messi accanto al nostro pezzo d’ulivo per sussurrargli piano piano le loro storie e gli altri pezzi di legno strillavano al silenzio, come per magia – che la magia attrae la magia, si sa – una bimba entrò nella cantina. Incurante di calcinacci e polvere, iniziò a frugare un po’ qui e un po’ lì come fanno le bambine curiose, quando venne attratta proprio da quel pezzo di legno, così buffo e all’apparenza sgraziato.
Si avvicinò, iniziò a toccarlo e dopo esserselo ben bene riguardato e rigirato esclamò con vocina stridula – Ma tu sei il più bel dinosauro che io abbia mai visto!
E in me che non si dica corse via così com’era apparsa. Il pezzo di legno restò un po’ turbato perché non vedeva una bambina da non sapeva più quanto, non veniva toccato da mani umane da tempo immemore e soprattutto… Non sapeva mica di essere un dinosauro!
E poi tutto avvenne velocemente.
La bambina tornò con passo trionfante seguita da due esseri umani, annunciando – Ecco il dinosauro! – Questi si avvicinarono al nostro pezzo di legno e lui tremava… Erano stati esseri umani ad averlo abbattuto in quel tempo lontano. Ricordò all’improvviso il dolore dell’accetta, la disperazione delle sue radici estratte dalla terra, il tonfo che fece cadendo e l’orrore del vedere il suo stesso corpo fatto a pezzi.
Ma questi esseri erano diversi, erano gentili. Non avevano accette e non strillavano. Lo presero con delicatezza. E intanto parlavano di scultura, di forme interessanti e ragionando di bellezza, seguiti dalla bambina, lo sollevarono e lo portarono fuori.
Cosa provò il nostro pezzo d’ulivo alla luce e all’aria, è difficile da dire. Ma fu qualcosa di enorme. Sentì un formicolio ovunque, venne accecato dal piacevole dolore dei raggi del sole, trattenne il fiato per poi sentirselo esplodere dentro con una purezza quasi violenta, perché lì fuori era pulito il sapore dell’aria che lo avvolgeva… Fu come nascere, come rinascere, mentre arrivava il ricordo di quella prima volta che vide la luce, quando da seme s’era fatto germoglio, spingendosi fuori dalla terra con tutta la forza che aveva. Provò qualcosa di simile: stupore, un po’ di paura e una potenza infinita.
Gli esseri umani lo ripulirono e il nostro non sentì male. Lo scortecciarono e diede solo un po’ di fastidio. Lo appoggiarono vicino al campo di bocce, sotto un rigoglioso salice e fu come tornare a casa quel sentire di nuovo il contatto con la terra umida e profumata, mentre i gatti lo guardavano da lontano, esultando.
Può piangere un pezzo di legno? Lui pianse.

Relais San-Damian in Liguria, Italia - Dinosauro II parte

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La vita è generosa, si sa, e spesso agisce per strade misteriose. Così, nonostante gli altri pezzi di legno erano stati tanto crudeli con sé stessi e con il nostro, vennero anche loro presi, ripuliti e portati fuori dalla cantina. Chi fu messo nel giardino, chi fu preso e lavorato da abili mani d’artigiano per divenire arredo delle dimore degli esseri umani… Ora, con rispetto tutti quei pezzi di legno un tempo maligni, da lontano, salutavano il nostro. E tutti lo iniziarono a chiamare Dinosauro.
Intano lui se ne stava appoggiato sulla terra tra il grande salice e le bocce, giorno dopo giorno, godendo la primavera, il sole, il vento e la pioggia. Discorreva con gli altri alberi e con i suoi amici gatti che spesso si attardavano ancora in sua compagnia. Stava lì, benedicendo sole, pioggia, vento, umani e anche gli uccellini che finalmente si posavano di nuovo su lui, solleticandolo.
E sempre di più sentiva una forza enorme come muoversi e crescere dentro di lui. Un giorno iniziò a sentirsi prudere in certi punti alla base del suo strano corpo. Provava qualcosa a metà tra un piacere e un dolore, ma non capiva bene e non poteva vedere cosa stesse accadendo, ma sentiva di conoscere quella forza che gli si muoveva dentro.
Fu forse la gioia, furono forse le lacrime, fu la vita che non aveva mai smesso di sbattere le sue ali dentro il Dinosauro, fu quello che fu… Un bel giorno la bambina che sempre lo andava a salutare, emanò un altro dei suoi urli acuti – È vivo! È vivo! Lo sapevo! – e sparì trotterellando veloce come era arrivata. Poi tornò di nuovo, seguita dagli altri umani. Ma questa volta Dinosauro non aveva paura.
Questi non potevano credere a quello che stavano vedendo. Iniziarono a borbottare tra loro, avvicinandosi e sfiorando il Dinosauro proprio dove il suo corpo toccava tera, lì dove sentiva quello strano pizzicorio. E sorridevano, ridevano… E poi lo dissero cos’era successo: erano spuntati dei bellissimi getti vitali che lo arpionavano di nuovo alla terra! Come per magia – quella di cui le bambine ne sanno più di tutti – il più nascosto dei desideri di Dinosauro si era esaudito: era rinato.
Così radicò, giorno dopo giorno, vicino al salice e al campo di bocce, godendo del sole, della pioggia e del vento, con le sue nuove radici ben affondate nella terra umida. E oggi lo potete andare a trovare, se volete, sotto il salice di San Damian che lo accarezza e protegge.
E anche questa storia è finita con un inizio e come tutte le storie finisce per ricominciare.

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